Introduzione
| Le questioni ambientali rivestono un ruolo fondamentale nella politica agricola comune. Due sono gli aspetti essenziali: l'integrazione delle problematiche ambientali nella normativa che disciplina la PACe lo sviluppo di pratiche agricole che consentano di conservare l'ambiente e salvaguardare il paesaggio. |
La metà della superficie dell'Unione europea è adibita all'agricoltura. Ciò è sufficiente a dimostrare l'importanza che l'attività agricola riveste per l'ambiente naturale dell'UE. L'interazione fra agricoltura e natura è profonda. Nel corso dei secoli l'agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà di habitat seminaturali di elevato pregio. Al giorno d'oggi sono proprio questi habitat che plasmano la maggioranza dei paesaggi dell'UE ed ospitano molte specie della sua ricca fauna selvatica. L'agricoltura è inoltre fonte di reddito per una comunità rurale diversificata che non soltanto rappresenta un bene insostituibile della cultura europea ma svolge anche un ruolo fondamentale nel preservare l'equilibrio dell'ambiente.
I legami esistenti fra la ricchezza dell'ambiente naturale e le pratiche agricole sono complessi. Mentre la salvaguardia di molti habitat di grande pregio in Europa è affidata all'agricoltura estensiva, dalla quale dipende anche la sopravvivenza di una grande varietà di animali selvatici, le pratiche agricole possono anche incidere negativamente sulle risorse naturali. L'inquinamento del suolo, dell'acqua e dell'aria, la frammentazione degli habitat e la scomparsa della fauna selvatica possono essere frutto di pratiche agricole e di un utilizzo della terra inappropriati.
E' per questa ragione che le politiche dell'UE, segnatamente la politica agricola comune (PAC), mirano sempre più a prevenire i rischi di degrado ambientale, incoraggiando al tempo stesso gli agricoltori a continuare a svolgere un ruolo positivo nella salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente grazie a misure mirate di sviluppo rurale e contribuendo a garantire la redditività dell'agricoltura nelle diverse regioni dell'UE.
La strategia agroambientale della PAC è mirata in larga parte a migliorare la sostenibilità degli ecosistemi agricoli. Le misure adottate per integrare nella PAC le problematiche ambientali comprendono requisiti di tipo ambientale (condizionalità) e incentivi (ad es., ritiro di superfici dalla produzione) inseriti nella politica di mercato e dei redditi, come pure misure ambientali mirate nel quadro dei programmi di sviluppo rurale (ad es., regimi agroambientali).
Informazioni dettagliate sul contributo della PAC alla sostenibilità ambientale e sul ruolo di altre misure di tipo politico e normativo per consentire alla UE di centrare gli obiettivi globali di sostenibilità ambientale figurano nella scheda "Agricoltura e ambiente" [pdf 601KB].
Integrazione delle problematiche ambientali nella PAC
| La Comunità si propone di ottenere un corretto equilibrio tra una produzione agricola competitiva e il rispetto della natura e dell’ambiente. Il processo di integrazione fa riferimento all’adozione di misure di tutela dell’ambiente nell’ambito delle diverse politiche comunitarie. Ciò impone di perseguire attivamente un rapporto equilibrato tra la politica agricola e quella ambientale. |
Il Consiglio europeo di Cardiff (1998) ha chiesto a tutti i servizi competenti del Consiglio di delineare le loro strategie per integrare la problematica ambientale e giungere allo sviluppo sostenibile nei rispettivi settori di pertinenza. Ciò ha dato il via al cosiddetto processo di Cardiff e i Consigli europei successivi hanno riaffermato l’impegno a integrare le problematiche attinenti all’ambiente e allo sviluppo sostenibile in tutte le politiche comunitarie e a mettere a punto indicatori adeguati per monitorare tale processo. La Commissione, a sua volta, ha sollecitamente pubblicato comunicazioni relative all’integrazioni di tali problematiche nella politica agricola e alla definizione di indicatori agroambientali.
Il Consiglio europeo di Vienna (dicembre 1998) ha ribadito l'impegno assunto a Cardiff. Nel gennaio 1999 la Commissione ha pubblicato la comunicazione "Orientamenti per un'agricoltura sostenibile" [
144KB, che costituisce una base di partenza per il settore agricolo.
Il Consiglio europeo di Helsinki (dicembre 1999) ha adottato la Strategia per integrare nella PAC la dimensione ambientale
. La strategia di integrazione fissa obiettivi specifici come: qualità e uso equilibrato dell’acqua, riduzione dei rischi dei prodotti agrochimici, riduzione del degrado del suolo, cambio climatico e qualità dell’aria, tutela della biodiversità e del paesaggio.
Il Consiglio europeo di Göteborg (giugno 2001), ha approvato la Strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile, affiancando la dimensione sociale a quelle sociale ed economica. Questa strategia è stata approvata anche dalle conclusioni del Consiglio agricoltura per l’integrazione della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile nella Politica agricola comune.
Integrare nella PAC i requisiti di tutela dell’ambiente
A partire dall’agenda 2000, la politica agricola comune è fondata su due pilastri: l’orientamento al mercato e ai redditi (‘primo pilastro’) e lo sviluppo sostenibile delle zone rurali (‘secondo pilastro’). La riforma PAC del 2003 ha fatto fare un salto di qualità all'integrazione ambientale mediante l’adozione di misure nuove o modificate per promuovere la tutela dell’ambiente agricolo in ambedue i pilastri.
La condizionalità costituisce lo strumento principale della politica di mercato e dei redditi. La riforma della PAC del 2003 introduce il disaccoppiamento della maggior parte degli aiuti diretti dalla produzione. A partire dal 2005 (o, al più tardi dal 2007), sarà adottato un regime di pagamento unico basato sugli importi storici di riferimento. Ciò si tradurrà nella riduzione di molti degli incentivi accordati alla produzione intensiva, ritenuti all'origine dell'aumento dei rischi ambientali. Il secondo pacchetto della riforma (2004) dei regimi di mercato per i settori del Mediterraneo ha confermato la svolta avviata con la riforma del 2003. Per i settori interessati (olio d'oliva, cotone, tabacco e luppolo) una parte significativa dei pagamenti attualmente legati alla produzione confluirà nel regime di pagamento unico disaccoppiato che avrà inizio nel 2006.
Per quanto riguarda la politica dello sviluppo rurale, il rispetto di requisiti ambientali minimi costituisce una delle condizioni essenziali per beneficiare di aiuti nel quadro di diverse misure di sviluppo rurale, come investimenti nelle aziende agricole, insediamento di giovani agricoltori, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Inoltre, solo un impegno in senso ambientale al di sopra del livello di riferimento delle buone pratiche agricole (BPA) consente di accedere ai pagamenti agroambientali. Anche per ottenere il sostegno alle zone svantaggiate è necessario rispettare le prescrizioni delle BPA.
La complessità della relazione tra agricoltura e ambiente − processi dannosi e benefici, diversità delle condizioni locali e dei sistemi di produzione − ha condizionato le modalità di integrazione delle questioni ambientali nella PAC. Per comprendere questa relazione è fondamentale il concetto di buone pratiche agricole definito come l'insieme dei metodi colturali che un agricoltore diligente impiegherebbe nella regione interessata. Ciò implica quantomeno il rispetto della legislazione comunitaria e nazionale in materia di ambiente. Le BPA prevedono, infatti, il rispetto delle disposizioni della direttiva sui nitrati e l’uso di prodotti fitosanitari.
Tuttavia, qualora la società chieda agli agricoltori di conseguire obiettivi di protezione dell’ambiente che superano il livello di riferimento delle buone pratiche agricole, con conseguenti costi o riduzioni di reddito per gli agricoltori, essa deve contribuire, mediante le misure agroambientali, ai servizi ambientali forniti.
La Commissione europea ha commissionato una relazione all’Istituto per la politica ambientale europea (IEEP) sull’“Integrazione ambientale e PAC”
.
Condizionalità
| Il principio secondo il quale gli agricoltori devono rispettare i requisiti di protezione dell’ambiente per poter beneficiare delle misure di sostegno del mercato è stato inserito nella riforma dell’Agenda 2000. La riforma della PAC del 2003 ha assegnato maggiore importanza alla condizionalità, divenutaobbligatoria. |
La riforma della PAC dell'Agenda 2000 stabilisce che gli Stati membri adottino le misure ambientali che ritengono appropriate tenuto conto della situazione specifica dei terreni agricoli utilizzati o della produzione interessata. Questa disposizione è stata inserita nel “regolamento orizzontale” (n. 1259/1999 [sintesi]) che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori.
Gli Stati membri avevano tre opzioni per rispettare tale disposizione: fornire aiuti alle iniziative agroambientali, stabilire requisiti generali obbligatori in materia di ambiente (sulla base della legislazione ambientale) e fissare norme specifiche in materia di ambiente. Agli agricoltori che non rispettano le norme in materia ambientale devono essere comminate sanzioni adeguate, che possono prevedere la riduzione e addirittura la soppressione degli aiuti diretti. Esempi di requisiti ambientali sono l'aderenza a tassi massimi di carico per i bovini e gli ovini, il rispetto dei volumi massimi di fertilizzanti consentiti per ettaro, la conformità alle norme che disciplinano la coltura di terreni in pendenza e l'osservanza delle norme specifiche relative all'uso di prodotti fitosanitari.
A partire dal 2005 tutti gli agricoltori che beneficiano di pagamenti diretti saranno soggetti allacondizionalità obbligatoria (regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio e regolamento n. 796/2004 della Commissione [pdf]). 19 atti legislativi in materia di ambiente, sanità pubblica, salute delle piante e degli animali e benessere degli animali si applicano direttamente a livello dell'azienda e gli agricoltori saranno sanzionati in caso di mancato rispetto degli stessi (soppressione parziale o integrale dell’aiuto diretto). I beneficiari di aiuti diretti saranno inoltre tenuti a mantenere tutte le superfici in buone condizioni dal punto di vista sia agricolo che ambientale. Tali condizioni saranno definite dagli Stati membri e dovrebbero includere norme relative alla protezione del suolo, alla conservazione della materia organica e della struttura del suolo, alla conservazione degli habitat e del paesaggio, inclusa la protezione dei pascoli permanenti. Inoltre gli Stati membri devono assicurarsi anche che non si verifichi una diminuzione nelle superfici totali di pascolo permanente, se necessario vietandone la conversione in terreno arabile.


Misure agroambientali
| L'UE mette in atto misure agroambientali di sostegno alle pratiche agricole finalizzate specificamente a contribuire alla tutela dell'ambiente e alla salvaguardia del paesaggio, andando oltre il livello di base delle "buone pratiche agricole" (BPA). |
Oltre al principio in base al quale gli agricoltori dovrebbero rispettare requisiti ambientali minimi per beneficiare in toto dei pagamenti diretti ("condizionalità"), un altro principio basilare della strategia comunitaria di integrazione delle problematiche ambientali nella PAC prevede che qualora la società esiga dagli agricoltori servizi ambientali che superano i requisiti minimi, tali servizi dovrebbero essere finanziati mediante le misure agroambientali.
Nell’ambito della politica di sviluppo rurale, la Comunità offre una serie di misure per promuovere la tutela dell’ambiente agricolo e la sua biodiversità. Tra l’altro, la possibilità di erogare aiuti a favore delle zone svantaggiate e misure agroambientali che prevedono, rispettivamente, l’applicazione o il superamento delle consuete buone pratiche agricole.
I regimi agroambientali sono stati introdotti nella politica agricola della UE verso la fine degli anni Ottanta come strumento per sostenere determinate pratiche agricole finalizzate a contribuire alla tutela dell'ambiente e alla salvaguardia del paesaggio. La riforma della PAC del 1992 ha reso obbligatoria l’attuazione di programmi agroambientali da parte degli Stati membri nell’ambito dei loro piani di sviluppo rurale. La riforma della PAC del 2003 ha confermato l’obbligatorietà dei regimi agroambientali per gli Stati membri e la facoltatività degli stessi per gli agricoltori. Inoltre, il tasso massimo del finanziamento UE è stato aumentato, passando all’85% nelle zone dell’obiettivo 1 e al 60% nelle altre zone.
Gli agricoltori che si impegnano, per un periodo minimo di cinque anni, ad adottare tecniche agricole rispettose dell'ambiente, che vadano oltre le consuete buone pratiche agricole, ricevono in cambio aiuti a titolo di compensazione dei costi supplementari e delle perdite di reddito dovute al fatto di aver modificato le pratiche agricole. Qualche esempio di impegni previsti da regimi agroambientali a livello nazionale/regionale:
- estensivizzazione agricola rispettosa dell'ambiente;
- gestione dei sistemi di pascoli a scarsa intensità;
- gestione integrata delle aziende agricole e agricoltura biologica;
- tutela del paesaggio e di elementi caratteristici forgiati dal tempo quali siepi, fossi e boschi;
- salvaguardia degli habitat di alto valore naturale e della relativa biodiversità.
Più di un terzo dei contributi comunitari a favore dello sviluppo rurale (FEAOG - Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia) è stato erogato per le misure agroambientali (media 2000-2002). Nell’Unione europea la quota dei terreni agricoli inseriti nelle misure agroambientali sul totale delle superfici agricole è aumentata, passando dal 15% del 1998 al 27% del 2001. I dati del 2001 includono tutti i nuovi contratti firmati nel 2000 e nel 2001 nel quadro del regolamento n. 1257/1999, relativi a 16 milioni di ettari, e gli impegni in corso relativi al precedente regolamento (CE) n. 2078/92, che rappresentano tuttora 18 milioni di ettari. Inoltre nel 2001 erano in corso 8.442 contratti agroambientali a sostegno delle razze animali in pericolo, relativi a 60.568 capi di bestiame
Agricoltura e protezione dei suoli
| La politica agricola comune aumenta il rispetto dei criteri delle buone pratiche agricole e delle condizioni ambientali finalizzate alla protezione del suolo dall'erosione e al mantenimento della materia organica nel suolo e della struttura del suolo. |
I processi di degrado del suolo, quali la desertificazione, l'erosione, la diminuzione di materia organica presente nel suolo, la contaminazione (ad esempio da metalli pesanti), l'impermeabilizzazione, la compattazione, la diminuzione della biodiversità e la salinizzazione possono far sì che il suolo perda la capacità di adempiere alle sue principali funzioni. Tali processi di degrado possono essere causati da pratiche agricole inadatte, quali una concimazione non equilibrata, un'eccessiva estrazione di acque sotterranee a fini di irrigazione, l'uso improprio di antiparassitari, il ricorso a macchinari pesanti oppure il sovrappascolamento. Il degrado del suolo può essere provocato anche dall'abbandono di talune pratiche agricole; ad esempio, una maggiore specializzazione verso la coltura in pieno campo è stata spesso accompagnata dall'abbandono di sistemi tradizionali di rotazione delle colture e concimazione con sovescio, pratiche che in passato hanno contribuito a ripristinare il contenuto di materia organica del suolo.
Il sesto programma di azione in materia di ambiente
sottolinea la necessità di una strategia UE per la protezione del suolo. Ciò permetterebbe di integrare vari programmi nazionali di protezione del suolo che si concentrano sulle esigenze specifiche delle condizioni topografiche e climatiche. La Comunicazione della Commissione 'Verso una strategia tematica per la protezione del suolo' definisce gli elementi fondamentali dell'azione comunitaria per arginare il degrado del suolo. Essa definisce iniziative a livello nazionale, individuando le lacune che potrebbero essere colmate a livello comunitario, oltre a delineare possibili azioni, inclusa una nuova normativa sull'uso di fanghi di depurazione in agricoltura e di compost, una proposta legislativa sul monitoraggio del suolo e relativo scadenzario.
Le misure agroambientali offrono l'opportunità di favorire l'accumulo di materia organica nel suolo, l'arricchimento della diversità biologica, la diminuzione dell'erosione del suolo, della contaminazione e della compattazione. Dette misure includono aiuti all'agricoltura biologica, pratiche ecologiche di lavorazione del terreno, protezione e mantenimento delle terrazze, impiego più sicuro degli antiparassitari, gestione integrata delle colture, gestione dei sistemi di pascolo a scarsa intensità, abbassamento della densità del bestiame ed uso del compost certificato.
Con la riforma PAC del 2003, la condizionalità rafforzata comprende il rispetto dei criteri delle buone pratiche agricole e delle condizioni ambientali finalizzate alla protezione del suolo dall'erosione e al mantenimento della materia organica nel suolo e della struttura del suolo.
Informazioni dettagliate sulla strategia della UE in materia di protezione del suolo sono reperibili sulle pagine web Sviluppo della politica del suolo
.
Agricoltura e antiparassitari
| Al fine di minimizzare l'impatto negativo sull'ambiente degli antiparassitari, l’Unione europea cerca di garantirne un uso corretto e informa il pubblico sul loro uso e gli eventuali residui. |
Gli antiparassitari adoperati in agricoltura sono generalmente definiti prodotti fitosanitari. Essi proteggono le piante o i prodotti vegetali dai parassiti. Il loro uso è diffuso in agricoltura a causa dei vantaggi economici che se ne traggono − per combattere i parassiti delle colture e ridurre le erbe infestanti − migliorando così la resa e garantendo la qualità, l'affidabilità e il prezzo del prodotto.
Il ricorso agli antiparassitari, tuttavia, comporta alcuni rischi poiché quasi tutti possiedono proprietà specifiche che possono renderli pericolosi per la salute e l'ambiente, se non se ne fa un uso appropriato. Gli effetti nocivi sulla salute sia umana che animale possono derivare dall'esposizione diretta (come nel caso degli operai dell'industria di prodotti fitosanitari e degli operatori che li applicano) e dall'esposizione indiretta (ad esempio attraverso i loro residui nei prodotti agricoli o nell'acqua potabile, oppure dall'esposizione di astanti o di animali alle sostanze portate dal vento). Il suolo e l'acqua possono essere inquinati tramite le sostanze portate dal vento, la dispersione di antiparassitari nel terreno e la fuoriuscita dei medesimi durante o dopo le operazioni di pulitura delle attrezzature oppure anche attraverso l'eliminazione non controllata dei medesimi.
L'UE cerca di garantirne un uso corretto, ne disciplina l'utilizzo in modo da minimizzarne l'impatto negativo sull'ambiente e informa il pubblico sulle tematiche relative al loro uso ed agli eventuali residui.
Esiste una normativa UE relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari, all'immissione sul mercato dei biocidi
e alla fissazione delle quantità massime di residui negli alimenti. Informazioni dettagliate sulla legislazione UE in materia di antiparassitari sono reperibili sul sito web "protezione fitosanitaria". L'UE delibera anche in materia di protezione della qualità delle acque in relazione agli antiparassitari. La direttiva quadro in materia di acque
istituisce un quadro integrato per la valutazione, il controllo e la gestione di tutte le acque di superficie e le acque sotterranee in base al loro stato ecologico o chimico. La direttiva prevede l’adozione di misure per ridurre o eliminare le emissioni, gli scarichi e le perdite di sostanze pericolose, per la protezione delle acque di superficie. Nel 2001 è stato redatto l'elenco di 33 sostanze prioritarie, 13 delle quali presenti in prodotti fitosanitari.
Le misure agroambientali sono finalizzate a sostenere gli imprenditori agricoli che si impegnano ad annotare in appositi registri l'impiego effettivo degli antiparassitari, a fare minor uso di questi ultimi nella protezione del suolo, dell'acqua, dell'aria e della biodiversità, a ricorrere a tecniche integrate di gestione degli organismi nocivi e a riconvertirsi verso metodi di agricoltura biologica. Il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente si concentra sulla necessità di incoraggiare gli agricoltori a cambiare il loro uso di prodotti fitosanitari. La Comunicazione della Commissione "Verso una strategia tematica per l'uso sostenibile dei pesticidi" prosegue in tale direzione e suggerisce diverse misure possibili quali la definizione di piani nazionali per ridurre i pericoli, i rischi e la dipendenza dai prodotti chimici. A seguito di consultazioni con le parti interessate, la Commissione presenterà proposte per una strategia atta a migliorare l'uso degli antiparassitari nell'agricoltura. Informazioni dettagliate sulla strategia tematica della UE per l'uso sostenibile degli antiparassitari sono reperibili sul sito web "Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari"
.
La condizionalità rafforzata, prevista dalla riforma PAC del 2003, include il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall'applicazione della legislazione UE relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.
Agricoltura e nitrati
| La legislazione UE sui nitrati mira a diminuire l'inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti da fonti agricole e a prevenire ulteriore inquinamento. |
La direttiva UE sui nitrati [sintesi] è stata introdotta nel 1991 con due obiettivi principali: diminuire l'inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti da fonti agricole e prevenire ulteriore inquinamento. La direttiva è gestita dagli Stati membri e comporta: il controllo della qualità dell'acqua in relazione all'agricoltura; la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati; la definizione dei codici (facoltativi) delle buone pratiche agricole e delle misure (obbligatorie) da attuare in programmi di azione destinati alle zone vulnerabili ai nitrati. Per tali zone, la direttiva definisce anche un limite massimo di azoto proveniente dal letame che può essere cosparso per ettaro: 170 kg. N/ha/ per anno.
I codici delle buone pratiche agricole includono attività quali i periodi di applicazione, l'utilizzo di fertilizzanti nelle zone situate in prossimità di corsi d'acqua e su terreni in pendio, i metodi di conservazione del letame, i metodi di spargimento, di rotazione delle colture nonché altre misure di gestione dei terreni. I programmi di azione devono prevedere misure obbligatorie relative ai periodi di divieto dell'applicazione di determinati tipi di fertilizzanti, alla capacità dei depositi per effluenti, alle limitazioni all'applicazione di fertilizzanti (su pendii ripidi; su terreni saturi d'acqua, inondati, gelati o coperti di neve; nelle vicinanze di corsi d'acqua), nonché altre misure definite nei codici delle buone pratiche agricole.
L'applicazione della direttiva da parte degli Stati membri è un processo di una certa complessità. Finora, solo una minoranza di Stati membri ha applicato appieno la direttiva e la Commissione ha avviato diversi procedimenti di infrazione nei confronti degli Stati membri per mancata applicazione. Abbinare le buone pratiche agricole al rispetto delle norme vincolanti in materia di ambiente (incluse quelle relative alla direttiva comunitaria sui nitrati), come è stabilito nel quadro della politica di sviluppo rurale della UE, può contribuire al miglioramento dell'applicazione da parte degli Stati membri.
Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall'applicazione della direttiva sui nitrati rientra nel quadro delle misure della condizionalità rafforzata.
Informazioni dettagliate sono reperibili sul sito web "Attuazione della direttiva sui nitrati" .
Agricoltura e acqua
| La politica agricola comune sostiene gli investimenti volti a migliorare lo stato delle infrastrutture di irrigazione e a consentire agli agricoltori di passare a tecniche di irrigazione più efficienti. Essa tutela inoltre la qualità delle acque in relazione agli antiparassitari e ai nitrati. |
L'uso a fini agricoli dell'acqua costituisce il 30% circa dell'utilizzo complessivo dell’acqua nell’Unione europea. Nella maggior parte dei paesi dell'Europa meridionale (dove costituisce un elemento fondamentale) l'irrigazione rappresenta oltre il 60 % dell'uso dell'acqua; negli Stati membri settentrionali essa va da zero fino al 30 % e oltre. La quantità di acqua utilizzata a fini di irrigazione dipende da fattori quali il clima, il tipo di coltura, le caratteristiche del suolo, la qualità dell'acqua, le pratiche di coltivazione e i metodi di irrigazione. Sia come aggiunta artificiale alla disponibilità naturale, sia come compensazione alla variabilità stagionale delle piogge, l'irrigazione consente il miglioramento della produttività delle colture e la diminuzione dei rischi associati a periodi di siccità, rendendo possibile la coltivazione di colture più redditizie.
Tuttavia, l'irrigazione è anche fonte di numerose preoccupazioni di carattere ambientale, quali l'eccessiva estrazione di acqua dalle falde acquifere sotterranee, il fenomeno dell'erosione provocato dall'irrigazione, la salinizzazione del suolo, l'alterazione di habitat seminaturali preesistenti e le conseguenze secondarie dell'intensificazione della produzione agricola consentita dall'irrigazione.
La comunicazione della Commissione "Politiche di tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche" [sintesi] enuncia i principi fondamentali delle politiche idriche, senza dimenticare di promuovere l'utilizzo sostenibile delle risorse idriche. Essa sottolinea altresì la necessità che le politiche di tariffazione dei servizi idrici riflettano l'intera gamma dei costi connessi alla fornitura e all'utilizzo di acqua. Questo principio è stato inserito di pieno diritto nella direttiva quadro in materia di acque, in virtù della quale gli Stati membri devono assicurare, al più tardi entro il 2010, che le politiche di tariffazione dei servizi idrici forniscano adeguati incentivi agli utenti affinché facciano ricorso alle risorse idriche in modo razionale e che i vari settori economici contribuiscano al recupero dei costi dei servizi idrici, inclusi quelli relativi all'ambiente e alle risorse.
Nel quadro delle misure di sviluppo rurale la PAC sostiene gli investimenti intesi a migliorare lo stato delle infrastrutture di irrigazione e a consentire agli agricoltori di passare a tecniche di irrigazione più efficienti (quali l'irrigazione a goccia) che richiedono l'estrazione di minori quantità d'acqua. Inoltre, i regimi agroambientali prevedono l’impegno a ridurre i volumi di irrigazione e ad adottare tecniche di irrigazione più efficaci.
Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall'applicazione della direttiva sulle acque sotterranee [pdf] è inserito nel quadro della condizionalità rafforzata.
L'UE delibera anche in materia di protezione della qualità delle acque in relazione agli antiparassitari e ainitrati.
Informazioni dettagliate sulla politica della UE in materia acque sono reperibili sul sito web "Politica in materia di acque nell'Unione europea"
.
Pubblicazioni
| Di seguito sono riportati alcuni link che rinviano a studi sul rapporto tra il settore e le pratiche agricole e l’ambiente come pure a relazioni, documenti di lavoro e pubblicazioni che trattano di agricoltura e ambiente. |
Studi sul rapporto tra il settore e le pratiche agricole e l’ambiente.
- Impact of CAP measures on environmentally friendly farming systems: Status quo, analysis and recommendations. The case of organic farming (01/2004)
Full text of the report [pdf
3,1MB]
- Integrated Crop Management Systems in the EU (05/2002)
Executive summary [pdf
140KB]
Full text of the report [pdf
750KB]
Appendix [pdf
670KB]
- Study on Input/Output Accounting Systems on EU agricultural holdings (03/2001) [pdf
220KB]
- The Environmental Impact of Olive Oil Production in the European Union: Practical Options for Improving the Environmental Impact
Executive summary [pdf
40KB]
Full text of the report [pdf
350KB]
- The Environmental Impact of Arable Crop Production in the European Union: Practical Options for Improvement (11/1999)
Executive summary [pdf
50KB]
Full text of the report [pdf
700KB]
- The Environmental Impact of Dairy Production in the EU: Practical Options for the Improvement of the Environmental Impact (04/2000)
Executive summary [pdf
70KB]
Full text of the report [pdf
1,3MB]
- The Environmental Impacts of Irrigation in the European Union (03/2000)
Executive summary [pdf
50KB]
Full text of the report [pdf
1,2MB]
- Study in the area of maize cultivation in the European Union: practical options for the improvement of the environmental impact (01/2000)
- Rapport de synthèse [pdf
890KB]
- Recueil d'études de cas [pdf
83KB]
- Tablas de Daimiel, Spain [pdf
1MB ]